La battaglia dell’educazione

Ho passato buona parte della mia vita in strada.
Una parte scappando dalle regole, dagli adulti, dalla scuola, dalla vita, dalla morale e da tutto quello che queste cose per me rappresentavano. Un’altra parte assieme a ragazzi in fuga, cercando di capire con loro perché scappavano dalle regole, dagli adulti, dalla scuola, dalla vita, dalla morale e da tutto quello che per  loro tutto questo rappresentava.


In questo vivere ho quotidianamente avuto a che fare con situazioni, emozioni ed esperienze difficili da credere ed immaginare. Soprattutto ho avuto a che fare coi ragazzi disordinati, impasticcati, spaventati, creativi, insicuri, generosi, violenti, teneri, taciturni, scostanti e meravigliosamente belli che popolano i paesi e vivono le nostre case. 

Ragazzi e ragazze in alcuni casi persi dalla vita, negli occhi dei quali ho sempre trovato il senso del mio essere con loro.
Mi sono trovato così a chiedermi il perché delle cose ed a capire anzitutto che i ragazzi che incontravo non erano persi, li avevamo persi. Perché un ragazzo non è perso quando non lo troviamo dove speravamo di incontrarlo, ma quando abbiamo smesso di cercarlo nelle strade da lui percorse.
Ho imparato tante cose in questo tempo ma su tutto ho imparato che l'educazione è l'atto rivoluzionario per eccellenza e che le cose possono essere cambiate con la costante volontà ed azione educativa. Per questo il potere taglia la scuola, l'istruzione, l'educazione. Perché il potere tutela l'esistente anche e spesso contro l'esistenza dei nostri figli. Credo che ci siano battaglie che valga la pena combattere e credo che quella dell'educazione sia la più importante di tutte.
Per questo continuerò casa per casa, comune per comune, strada per strada, scuola per scuola a dialogare, arrabbiarmi, discutere. E continuerò a farlo, quando ne sarò capace, non CONTRO ma PER.

Per i nostri bambini, per i nostri figli, per quanto di più grande e prezioso la vita possa donare.