La domanda e l’attesa

Me lo chiese senza giri di parole: <<Perché sei triste?>>
Alessia allora aveva da poco compiuto i sette anni ma la tristezza, accidenti, doveva averla già incontrata. Fu così che per la prima volta compresi realmente cosa volesse dire porre una domanda.

Porre una domanda significa aspettare. Quello fece Alessia, domandò e si sedette. Non di fronte come chi non ti lascia tempo e spazio, ma di lato e comoda, con un cuscino sulle ginocchia e tutta la vita davanti per aspettare, in paziente silenzio, la mia risposta. 
Nessun adulto fa una domanda così. L'adulto chiede ma pensa di sapere, domanda ma è pronto a intervenire, interroga ma ritiene di conoscere. L'adulto attende semplicemente il tuo inizio per interromperti con frasi tipo “ed io cosa dovrei dire…”,(…) Il bambino è diverso, quando domanda attende. E' per quello che è difficile rispondere ai bambini. Anche perché sai bene che quella domanda richiede una risposta che non è solo nelle cose ma che sta dentro di te. La tristezza di cui Alessia chiede non è solo dei fatti, ha a che fare col perché si è tristi, col senso stesso della parola tristezza. (…) 
Il punto è che i bambini domandano perché non conoscono, ma sentono. 
Ed è per questo che ai bambini non bisognerebbe mai nascondere nulla. Perché il loro sentire è già un sapere vero, perché è intimo e profondo. Ai bambini andrebbe sempre raccontata la vita per accompagnarli nella comprensione di ciò che accade intorno a loro. (…) 
Guardai Alessia che ancora, paziente, sedeva al mio fianco in attesa fiduciosa di una mia qualche risposta al perché quella mattina fossi triste.  E, finalmente, trovai parole per rispondere, 
<<Sono triste perché alle volte i grandi non sanno cosa sia meglio per i bambini. Ed io, alle volte, non so come aiutarti tesoro>>. 
Mentre annuiva cominciò a fare un disegno. Una bimba che sorride ed un uomo con la barba. Si tenevano per mano. Sembravano felici, le chiesi se lo fossero,  
<<Non lo so>>, disse <<Sono insieme>>.

Da "I bambini lo sanno" Lorenzo Braina