Un “anche” che fa la differenza

"Lorenzo, ho bisogno di parlarti".
Il professor Carta questa cosa la faceva spesso. Parlava ai suoi studenti.


"Mi spiace Lorenzo, ma ti devo bocciare anche quest'anno"
Aveva la faccia triste il mio professore nel pronunciare quelle parole. Il professor Carta si dispiaceva sempre quando mi bocciava e quando doveva bocciare qualunque suo studente. La notizia per me non era inaspettata e nel vedere il suo volto triste cercai parole che potessero consolarlo.
"Non si preoccupi professore, tanto mi bocciano tutti quest'anno".
Le mie parole non lo alleggerirono come speravo, e riprese a parlare.
"Mi raccomando però, ti aspetto qui a scuola a settembre. Torna, non mollare. Vedrai che prima o poi riuscirai ANCHE nella scuola".
Il suo "ANCHE" risuonò in me come un abbraccio e ancora risuona a decenni di distanza. Già, perché quell'anche stava a testimoniare che lui il ragazzo, futuro uomo, lo aveva visto, riconosciuto e stimato. Lo studente doveva bocciarlo, ma il ragazzo lo aveva visto.
A settembre tornai, e non gli diedi più il dispiacere di dovermi bocciare, cercando di mettere lo studente al passo con il ragazzo che lui vedeva e che con quel suo "anche" aveva mostrato anche a me.
Già, il professor Carta questa cosa la faceva spesso, parlava ai suoi studenti…