“Un cane” e “la migliore”

Era un privilegio osservarla insegnare.
Mi avevano parlato di lei i suoi alunni dell'ultimo anno della scuola superiore: "la devi conoscere la Carta. E' una di quelle insegnanti che tu dici possono salvarti come persona e come studente".

La osservavo già da una settimana ed ormai avevo compreso quale fosse il suo segreto. Avevo compreso perché i suoi studenti la definissero allo stesso tempo "un cane" e "la migliore". 
Era spietata nel chiedere dedizione, impegno, serietà, rispetto per la scuola e per il suo ruolo da insegnante. Ma la dedizione, l'impegno, la serietà ed il rispetto non le erano dovute per investitura divina (o ministeriale), erano cose che con ogni gesto e parola cercava di meritare. Era seria, dedita al lavoro, costantemente impegnata e con un amore ed un enorme rispetto per la scuola e per il suo ruolo. Non chiedeva l'attenzione, lavorava per meritarsela cercando ogni giorno nuove strade per arrivare agli studenti. Offriva rispetto incondizionato e non c'era nulla che gli studenti potessero fare, neanche mancarle di rispetto, che potesse farle mutare questo atteggiamento. Prima di chiedere agli studenti di studiare impegnava ogni sua energia a spiegare perché quelle competenze potessero servire nella vita. E infine, ma forse questa era la cosa che più mi faceva sentire un privilegiato nell'ascoltarla, provava a trasmettere ai ragazzi l'amore che lei stessa provava per la sua materia. Una volta mi disse: "sai magari non riuscirò a farli studiare tutti quest'anno, ma se trasmetterò loro l'amore per quello che insegno magari, prima o poi, lo riscopriranno". 
Sì, era un privilegio osservarla insegnare.
E i suoi studenti, sia quelli che lavoravano che quelli che magari un giorno lo avrebbero fatto, lo sapevano bene.
Perché "il cane" e "la migliore" è una di quelle che segnano un destino.